Con la separazione il matrimonio non si scioglie: restano in vita alcuni doveri tra i coniugi, tra cui quello di assistenza materiale. Per questo il coniuge economicamente più debole può avere diritto a un assegno di mantenimento da parte dell'altro.
L'art. 156 del codice civile prevede che il giudice, pronunciando la separazione, stabilisca a vantaggio del coniuge al quale non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall'altro quanto necessario al suo mantenimento, se non ha adeguati redditi propri. Le condizioni sono quindi due:
Il coniuge al quale è stata addebitata la separazione perde il diritto al mantenimento, ma conserva, se si trova in stato di bisogno, il diritto agli alimenti, che coprono solo le necessità essenziali.
L'entità dell'assegno è fissata in relazione alle circostanze e ai redditi di chi deve versarlo. Secondo l'orientamento prevalente della Corte di cassazione, nella separazione il riferimento resta il tenore di vita goduto durante la convivenza, proprio perché il vincolo matrimoniale non è ancora venuto meno. Contano inoltre:
L'assegno periodico al coniuge separato è deducibile dal reddito di chi lo versa (art. 10 del TUIR) e costituisce reddito tassabile per chi lo riceve (art. 50 del TUIR). Questo significa che lo stesso importo ha un costo netto diverso per le due parti: MoCAMfacile calcola l'assegno tenendo conto di queste conseguenze fiscali, che spesso vengono trascurate nelle stime fatte a mano.
Quando i redditi della famiglia sono limitati, separarsi significa sostenere due abitazioni con le stesse entrate. In questi casi MoCAMfacile verifica che nessuno dei due nuclei scenda sotto la soglia di povertà calcolata dall'ISTAT. Scopri come funziona il calcolo.
L'assegno può essere modificato quando cambiano in modo significativo le condizioni economiche delle parti. Con il divorzio, invece, il mantenimento viene sostituito dall'assegno divorzile, che segue criteri diversi.
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