Il dovere di mantenere i figli non finisce a diciotto anni. Prosegue finché il figlio non raggiunge l'indipendenza economica o finché non avrebbe potuto raggiungerla con un impegno ragionevole negli studi o nella ricerca di un lavoro.
L'art. 337-septies c.c. stabilisce che il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico, che di regola è versato direttamente al figlio, salvo diversa decisione del giudice. Nella pratica, quando il figlio continua a vivere con uno dei genitori, l'assegno è spesso versato a quel genitore, che sostiene le spese quotidiane.
Ai figli maggiorenni con disabilità grave si applicano integralmente le regole previste per i figli minori: l'obbligo di mantenimento non è legato al raggiungimento di un'autonomia economica.
La legge non fissa un'età limite. La giurisprudenza valuta caso per caso l'età del figlio, il percorso di studi o di formazione, l'impegno nella ricerca di un lavoro e le opportunità concrete. La Corte di cassazione (ord. n. 17183/2020) ha richiamato il principio di autoresponsabilità: con il passare degli anni spetta al figlio dimostrare di essersi attivato per rendersi indipendente, e il dovere di mantenimento non può protrarsi senza limiti.
Un lavoro precario o saltuario non sempre fa venir meno l'obbligo; un'occupazione stabile, anche se modesta, di regola sì. Una volta raggiunta l'indipendenza, l'obbligo non "rinasce" se il figlio perde in seguito il lavoro.
No, non di propria iniziativa. L'assegno stabilito da un accordo omologato o da un provvedimento del giudice resta dovuto finché non viene modificato: chi ritiene che il figlio sia diventato autosufficiente deve chiedere al tribunale la revisione delle condizioni. Smettere di pagare espone al recupero delle somme arretrate e, nei casi più gravi, a conseguenze penali.
MoCAMfacile chiede l'anno di nascita di ciascun figlio e i giorni che passa con ciascun genitore. Con la scala di equivalenza MoCAM i bisogni crescono con l'età dei figli, come indica la maggior parte degli studi; con la scala ISEE il peso dei figli piccoli è maggiore. Nell'esempio di divorzio con due figli il figlio maggiore passa metà del tempo con ciascun genitore: vedi come cambia il calcolo.
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