Perdere il lavoro o avere un reddito molto basso non cancella il dovere di mantenere i figli. Cambia però il modo in cui si valuta quanto ciascun genitore può dare, e in alcuni casi è possibile chiedere di rivedere l'importo.
Il mantenimento dei figli è un obbligo che grava su entrambi i genitori in proporzione alle loro risorse (art. 337-ter c.c.). Per i giudici le risorse non sono solo il reddito attuale: contano anche il patrimonio e la capacità lavorativa, cioè la possibilità concreta di procurarsi un reddito in base all'età, alla salute, alla formazione e alle condizioni del mercato del lavoro. Lo stato di disoccupazione, da solo, non esonera dal contribuire; uno stato di disoccupazione volontario o non giustificato è valutato con particolare rigore.
Se dopo l'accordo o la decisione del giudice le condizioni economiche cambiano in modo significativo e non temporaneo, ad esempio per la perdita involontaria del lavoro, si può chiedere al tribunale la revisione dell'assegno. Fino alla modifica, però, l'importo stabilito resta dovuto: ridurlo da sé espone al recupero degli arretrati.
Quando le risorse della famiglia sono modeste, la separazione rischia di spingere uno dei due nuclei, o entrambi, sotto la soglia di povertà. MoCAMfacile tiene conto di questo rischio: quando le risorse sono limitate, il calcolo cerca di evitare che uno dei nuclei scenda sotto la soglia stimata dall'ISTAT, e la relazione mostra la posizione di ciascun nucleo nella distribuzione dei redditi delle famiglie italiane.
Per valutare l'effetto di una riduzione del reddito puoi duplicare la pratica nella tua area riservata e confrontare i due calcoli.
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